SmartArt N. 2 – La rivoluzione del ‘900 -.

LA RIVOLUZIONE DEL ‘900

Buongiorno a tutti, pensavo di scrivere, in questo secondo appuntamento di SmartArt, della definizione data all’arte dai filosofi contemporanei. Lo faro’ invece successivamente, perche’ credo che se prima affrontiamo i fatti iniziati (ed ancora in corso) nell’ambito artistico nei primi 20/25 anni del secolo scorso, capiremo molto meglio. Alla fine dell’ottocento, nel mondo dell’arte, si sono avute le avvisaglie di quella tempesta che si sarebbe trasformata da li’ a pochi anni, in un autentico uragano. Le avvisaglie sono rappresentate tra gli anni 80 e 90 dell’ottocento dalle opere di Paul Cezanne e Georges Seurat, artisti che molti manuali collocano nel postimpressionismo, ad ogni modo artisti che realizzano opere che anticipano uno sgretolamento di tutto quando era stato costruito fino a quel momento nel mondo dell’arte. Cezanne inizia improvvisamente e senza preavviso a scomporre il paesaggio in piccoli segmenti che nulla hanno a che vedere con la realta’ (creando i presupposti al cubismo) e Seurat scompone il paesaggio attraverso una serie di colpi di pennello (puntinismo ed in seguito divisionismo) che riportano alle tessere degli antichi mosaici ma anche ai pixel del digitale. Con loro si chiude l’ottocento. Poi arriva l’uragano del 900 rappresentato da Pablo Picasso che sviluppa sul piano bidimensionale della tela tutte le facce degli oggetti o figure che rappresenta, facendo vedere contemporaneamente davanti dietro, lati, sopra e sotto di ciascun elemento. Non basta, i futuristi mostrano il dinamismo e la velocita’ nelle opere e aggiungono scritte, a volte senza senso sui quadri, i dadaisti assemblano legni ed applicano collages, dipingono la Gioconda di Leonardo con barba e baffi, Vasilij Kandinskij dipinge i primi quadri astratti e Piet Mondrian degli strani quadrati colorati. Ma addirittura Marcel Duchamp prende un orinatoio o uno scolabottiglie (i famosi ready made) e li mette in un museo. Duchamp con questa azione dimostra che spostando un elemento dal luogo dove si e’ abituati a vederlo ad un luogo dove non dovrebbe essere, nel caso specifico il museo, provoca un tale sconvolgimento ed interrogativi piu’ di qualsiasi altra opera presente rendendola percio’ piu’ interessante ed oggetto di discussione anche al di fuori del museo, quindi elevandola ad opera d’arte. Cloni di Duchamp sono ancora attivi 100 anni dopo. Ma tutto questo pandemonio non e’ limitato alla pittura, negli stessi anni Arnold Schönberg inventa una musica rivoluzionaria (dodecafonia), Antoni Gaudi’ sta costruendo una cattedrale gotica a Barcellona al di fuori di ogni logica e James Joyce scrive l’Ulisses, un romanzo senza punteggiatura che, a detta dello stesso autore, deve impegnare i critici a darne interpretazioni anche dopo cent’anni. Tutto questo solo nei primi 20 anni del 900, ma sono da preludio agli avvenimenti successivi. Ho citato pochissimi esempi. Il mondo dell’arte fino a quel momento ha seguito un percorso, se non proprio lineare, sicuramente estraneo ad uno sconvolgimento cosi’ repentino nell’arco di di un paio di decenni. Tutti i canoni di ideale bellezza platonica, di equilibrio formale tipici di ogni arte sono stravolti e resi obsoleti in nome di una nuova realtà nel mondo artistico nel suo insieme, una nuova realta’ con la quale fare i conti. Cosa e’ successo e perche’ e’ successo? Per ovvie ragioni legate alla logica del mezzo utilizzato per la pubblicazione di questi miei interventi e non per il desiderio di creare suspense o aspettativa, non posso dilungarmi oltre, pena la probabile non lettura o interruzione della medesima anche da parte dei piu’ pazienti, quindi rimandiamo la risposta alla prossima settimana, nel frattempo potete fare le vostre congetture e postarle,se volete. Un caro saluto a tutti, Alfredo.

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