SmartArt N. 4 – l’affresco di Annigoni nel duomo di Mirandola –

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SmartArt N. 4 – l’affresco di Annigoni nel duomo di Mirandola –

SmartArt N. 4 – l’affresco di Annigoni nel duomo di Mirandola –

Buongiorno a tutti, come anticipato, rendiamo omaggio all’inaugurazione del Duomo avvenuta sabato scorso parlando di un’opera d’arte molto rappresentativa conservata nel suo interno, mi riferisco al crocifisso eseguito ad affresco eseguito nel 1983 da Pietro Annigoni e collocato in fondo alla navata di sinistra.

Chi era Pietro Annigoni? Nato a Milano nel 1910 da una famiglia di origini mirandolesi, formatosi all’accademia di Firenze e’ stato un artista anacronistico, fuori dal suo tempo. Innamorato del 500 ha passato anni a studiare i disegni di Leonardo, sono famosi i ritratti che tuttora circolano sul mercato realizzati a sanguigna, tipica tecnica in uso nel cinquecento quando ancora non erano state inventate le matite. Artista di eccelse qualita’ tecniche ha fondato tutta la sua carriera su un tipo di arte di ispirazione rinascimentale e realista; in un’epoca di grande sperimentazione artistica ha remato controcorrente, ottenendo percio’ giudizi molto contrastanti da parte della critica, De Chirico lo considerava un grande, Carra’ non lo poteva vedere, in ogni caso pur essendo un pittore atipico raggiunse una fama internazionale. Consacrato in Inghiletrra divenne un ritrattista famosissimo e ritrasse perfino la regina. La rivista Times gli dedico’ parecchie copertine. In Italia non raggiunse la reputazione che ebbe fuori dai nostri confini pur raggiungendo fama nazionale e grande consenso di pubblico. La sua e’ stata una vita artistica quasi totalmente dedicata alla ritrattistica classica ed in misura minore alla paesaggistica, sempre di stampo realistico di sapore antico. Meno frequenti i dipinti religiosi quasi tutti ad affresco, tra i quali la crocifissione del Duomo di Mirandola.

Cosa si puo’ dire di questo lavoro? Tenendo presente che la sua fonte di ispirazione primaria e’ il rinascimento e dintorni, la prima cosa che mi viene da dire e’ che il realismo dell’opera e’ sconvolgente e lo pone al di fuori da quasi tutti (mi verrebbe da dire tutti, ma non ne sono certo) i dipinti di questo genere di oggi e di ieri. Questo perche’ solitamente una crocifissione e’ un’opera che si tende a svuotare di realismo e caricare di simbolismo, qui avviene non proprio l’opposto ma quasi. I simboli sono quasi impercettibili, anche se presenti, sono ridotti all’osso: la scritta INRI, che pare tracciata col sangue quindi rimane un simbolo solo nel messaggio in quanto anche questo e’ realizzato in maniera da accentuare una forma di realismo inquietante; la colomba ed i pesci appena disegnati sul cencio che avvolge Gesù. La composizione stessa e’ volutamente anomala, la crocifissione e’ posta al centro di un affresco molto largo, lasciando le parti laterali completamente vuote. Nei dipinti di tali dimensioni, nel passato, per dare equilibrio formale, si tendeva a formare uno schema triangolare ponendo, in dimensioni ridotte, le figure ai lati dei due ladroni anch’essi crocifissi (come nella foto che ho postato di Andrea Mantegna del 1450 circa) , oppure le figure della Madonna e altri personaggi biblici alla base della croce, lasciando il crocifisso centrale in modo da creare sempre equilibrio secondo il classico schema triangolare. Sicuramente Annigoni ha guardato opere del periodo barocco del primo 600 ed in particolare Velazquez e Rubens (dei quali ho postato le foto). Ma le opere di questi artisti, sebbene privi dello schema triangolare, sono sicuramente piu’ equilibrate nella composizione in quanto la tela stretta segue l’andamento verticale della crocifissione. Inoltre le figure sono immerse totalmente nella luce e ci restituiscono una visione di tipo scenografica e teatrale togliendo tensione e drammaticità. D’altronde l’arte barocca doveva emozionare, non sconvolgere e soprattutto doveva avvicinare e convertire, non terrorizzare ed allontanare. Nel 1983 In epoca lontana 400 anni dalla controriforma, questa funzione dell’arte non e’ piu’ necessaria (anche se oggi come oggi il panorama storico e’ ulteriormente cambiato in ambito religioso rispetto a 36 anni fa) e quindi l’artista ci consegna la visione dell’atrocità di una esecuzione che nulla pare abbia di Divino. La forza magnetizzante dell’opera ci rende partecipi di emozioni insopportabili. E’ l’immagine di un uomo che abbiamo di fronte, non quella del Dio di quasi tutte le raffigurazioni. Il buio, solcato dai bagliori di una tempesta, lo avvolge in una desolante solitudine nell’attimo biblico in cui si rivolge a Dio: “Padre mio, perchè mi hai abbandonato?” Ed ecco l’unica concessione divina il fioco bagliore che proviene dall’alto. Annigoni, forse, nella sua indiscutibile religiosita’, ci ha voluto donare, con rabbia e partecipazione, la sofferenza estrema dell’uomo che col suo sacrificio ci ha salvati. Questa intensa e cruda rappresentazione e’ ulteriormente sottolineata dalla durezza di segno e dalla particolarissima croce che invero non e’ neppure una croce, ma una personalissima interpretazione di essa, al fine, forse, ancora una volta, di rendere minimi i simboli per rafforzare la barbarie appena commessa in tutta la sua spaventosa manifestazione. Oppure, potrebbe anche essere interpretata esattamente al contrario, quella inclinazione orientata verso l’alto, potrebbe alludere invece, proprio ad un nuovo e personalissimo simbolo, a quello della imminente resurrezione e conseguente rinascita, all’imminente ascesa nei regno Divino dei Cieli ed il ricongiungimento col Padre dopo averci fatto dono della salvezza. Il messaggio di speranza che l’artista ci ha voluto donare.Un caro saluto a tutti Alfredo.

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