SmartArt N. 6 LA FUNZIONE DELL’ARTE

SmartArt N. 6 LA FUNZIONE DELL’ARTE Normalmente si associa l’arte alla funzione estetica, per cui il grado di piacevolezza determina la qualita’ dell’opera, che viene considerata un accessorio decorativo, recante al proprio interno qualche velato messaggio. In realta’, se pure la funzione estetica ha la sua valenza, fin dalla notte dei tempi, vale a dire dalle pitture rupestri, il fine di produrre arte era, ed e’ tutt’oggi, molto piu’ articolato e complesso. Partendo dalla funzione magico- propiziatoria della preistoria, espressa per mezzo di figure elementari e fortemente simboliche delle pitture rupestri, nel tempo, l’arte si e’ arricchita di tantissime altre funzioni: religiosa, celebrativa, commemorativa, propagandistica, narrativa, documentaristica, descrittiva, fino ad arrivare in epoca più recente a quella pubblicitaria ed a quella economica. Ciascuna di queste funzioni ha caratterizzato un tipo specifico di arte, alcune delle quali peculiari di una particolare epoca, le analizzeremo ripercorrendo la storia dell’arte. E’ importante comprendere che ogni periodo storico e’ caratterizzato da una forma di potere che determina le regole anche nell’ambito dell’arte. Facciamo un esempio che ci permettera’ di capire meglio di mille parole. Nel ‘900 i regimi nazi-fascisti imposero un tipo di cultura in cui l’arte assunse un ruolo fondamentale. Lo stesso si puo’ dire per i regimi comunisti fino alla caduta del muro di Berlino. Per entrambi l’unico tipo di arte ammessa era quella propagandistica degli ideali e dei valori di ciascun regime. Per entrambi qualsiasi sperimentazione o novita’ artistica era bandita. Tutto rimaneva circoscritto alla tradizione ed all’immobilismo. Ma in maniera completamente differente. Per il regime nazi-fascista gli ideali classici e la riproposizione di un’estetica di tipo greco-romana si rispecchiava con l’ideologia del tipo di societa’ che si proponeva di costruire. Per i regimi comunisti invece l’arte che esaltava il lavoro comune nei campi e nelle fabbriche, rappresentava l’essenza, la sostanza dell’ideologia imposta. In entrambi i regimi tutte le arti erano asservite alla propaganda ideologica. Pittura, letteratura, scultura, architettura, cinema, fotografia, teatro, musica, tutto era utilizzato a tale scopo. Le nazioni che si opponevano a questi regimi hanno sviluppato un’arte ancora differente. Ho postato 3 opere rappresentative, il primo un bassorilievo del tedesco Arno Breker del 1944, il secondo del sovietico Ivan Ivanovic Juchno del 1979, il terzo dell’americano Jackson Pollock del 1950. Al di là della retorica dei primi due lavori e dell’evidente anacronismo, risulta macroscopica la differenza soprattutto se rapportata al lavoro di Jackson Pollock che parrebbe un’opera di 1000 anni successiva, mentre e’ solo di sei anni posteriore al bassorilievo e di 29 anni precedente al dipinto del sovietico. Noi comunque parliamo di lavori eseguiti in un periodo storico non troppo distante da quello che stiamo vivendo e le cause che hanno determinato differenze nelle tre opere, sono facilmente intuibili se pensiamo alla situazione politica di ciascuna delle 3 nazioni nelle date a cui si riferiscono le opere. Ma se noi retrocediamo nel tempo e parliamo del primo ottocento o della fine del 200 ecco che le cose si complicano, perche’ non conosciamo altrettanto bene le vicissitudini storiche e culturali che hanno determinato un tal tipo di arte. Ecco quindi che la contestualizzazione di un’opera e’ fondamentale per poterne cogliere la portata culturale, se no ci si limita ad un superficiale bello, brutto, questo mi piace e questo no.
Ecco quindi, un’altra funzione fondamentale dell’arte, quella storica, documentaristica, di testimonianza. Perche’ l’arte non puo’ che essere testimone del proprio tempo; e’ anche tramite le opere d’arte che noi conosciamo la nostra storia. In ogni caso, pur con tutte le restrizioni, imposizioni, obblighi da parte degli artisti di sottostare (soprattutto nei secoli passati) ai dettami della committenza, e’ proprio l’arte nella sua essenza, con la propria magia che permette di uscire dal piatto conformismo e dalle convenzioni formali, sia al fruitore dell’opera, che all’artista, nell’interpretare secondo l’unicita’ del proprio io, apportando quelle piccole o grandi rivoluzioni che costituiscono di fatto una perpetua rinascita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *