SmartArt N. 11 – L’ARTE DEGLI ANTICHI EGIZI –

SmartArt N. 11 – L’ARTE DEGLI ANTICHI EGIZI –

Buongiorno a tutti, Il nostro modo di concepire l’arte oggi, il cammino che l’arte ha intrapreso per arrivare fin qua, parte dal mondo greco, esattamente come il nostro pensiero che chiamiamo occidentale. Ma l’arte greca è stata influenzata da quella Egizia, quindi, partiamo con il nostro racconto sull’arte cercando di capire le caratteristiche principali dell’arte dell’antico Egitto.
E’ una storia, quella egizia, iniziata 5.000 anni fa e terminata 2000 anni fa, con la conquista nel 30 A.C. da parte dell’impero romano, ma gia’ interrotta trecento anni prima da Alessandro Magno che la incluse nel mondo ellenico.
In questi 3.000 anni di vita l’antico Egitto ha prodotto un’arte dalle caratteristiche stilistiche molto omogenee e riconoscibili. In effetti, caso unico nella storia dell’arte, l’arte egiziana non ha conosciuto evoluzioni, restando sempre fedele ad alcuni moduli figurativi che sono stati fissati agli inizi della sua storia e non vengono più mutati. Questo perche’ in 3000 anni l’assetto politico e religioso, tra alti e bassi e’ rimasto inalterato. Non mutando nulla, essendo l’arte uno strumento di celebrazione del potere del faraone come essere divino, non era tollerata nessuna divagazione o liberta’ artistica atta a cambiare l’immutabile. Molta dell’arte pittorica egizia e’ giunta fino a noi, in quanto perfettamente conservata all’interno delle piramidi, le cui sale sono rimaste quasi sigillate per millenni. La figurazione egizia e’ quasi una scrittura, nel senso che i geroglifici sono caratteri estremamente stilizzati di immagini, quindi l’aspetto simbolico della pittura e’ fortissimo, esattamente come lo e’ ancora oggi in Cina e Giappone uniche due culture in cui la scrittura, con gli ideogrammi, conserva caratteristiche derivanti dall’arte.
Tralasciamo l’architettura, che pure e’ estremamente caratteristica, le piramidi, ma pur essendo opere pregevolissime ed avanzatissime da un punto di vista ingegneristico hanno piu’ a che vedere con la loro filosofia di vita e di morte che non con l’arte; analizziamo invece pittura e scultura.
Come detto e’ un’arte fortemente simbolica, cosa significa questo termine? Significa che gli Egizi, non erano interessati a riprodurre la realta’, ma la loro idea di realta’. In un dipinto, loro non rappresentavano quel che vedevano ma quello che conoscevano. Tutta l’arte fino a questo periodo ed anche quella successiva fino al V° sec. A.C. ha questa particolarità. Non e’ un concetto immediato per noi, ma la differenza tra cio’ che vedi e ciò che conosci e’ sostanziale. Provo a fare un esempio che dal mio punto di vista potrebbe essere molto esplicativo: se noi chiediamo ad un bimbo di fare un disegno, lui molto probabilmente disegna una casa con due finestre ed una porta centrale, un tetto triangolare magari col camino che fuma, una strada sinuosa, se stesso a gambe divaricate e braccia aperte, forse la scuola con la scritta scuola, la mamma ed il papà più grandi, il cielo azzurro, il prato verde il sole sorridente coi raggi, eventualmente una macchinina che passa, un cane un gatto un fiore. Non ci sono ombre in questo disegno, sfumature, distanze, proporzioni magari il babbo e la mamma sono piu’ grandi della casa o della macchina. Il bimbo non ha disegnato la realta’, ha disegnato tutto cio’ che conosce e lo ha messo tutto insieme, senza raccontare una storia, non c’e’ narrazione in questa immagine, non ha avuto bisogno di creare verosimiglianze, lui ha semplicemente trasmesso il suo sapere. Di ciascuno degli elementi raffigurati ha creato uno stereotipo, un simbolo. Se dovesse disegnare altre case ed altri bambini, altre macchine, lui li farebbe sempre tutti uguali, perche’ se trova riuscito il suo disegno, non ha motivo di cambiare nulla. Questo hanno fatto gli antichi Egizi per 3.000 anni. Hanno messo tutta la loro conoscenza nei dipinti all’interno delle piramidi con l’unico scopo che potessero essere d’aiuto al faraone al suo risveglio nell’aldilà. Nella pittura hanno studiato una griglia a quadretti (18 ed in seguito 22) in cui la testa doveva occupare un certo numeri di quadretti, il busto un altro e cosi’ via. La testa era posta di profilo, perche’ per il concetto di conoscenza raffigurando un profilo, l’altro era uguale. L’occhio pero’ era messo come se lo vedessimo frontale per poterlo vedere intero, così come il busto, anche braccia e gambe si dovevano vedere entrambe, ed anche i piedi, i quali pero’ tornavano ad essere di profilo ed erano ambedue destri o sinistri, a seconda se una figura fosse voltata in un senso o nell’altro, perche’ erano sempre disegnati con l’alluce che copriva le altre dita. La figura grande era sempre il Faraone, non rispettavano criteri proporzionali, esattamente come nel disegno del bimbo. I colori erano uniformi, senza sfumature, senza ombre, i volti tutti uguali, gli uomini piu’ scuri, le donne piu’ chiare. Nell’immagine che ho postato si vedono due figure grandi, entrambe rappresentano il Faraone, una volta come abile cacciatore ed un’altra come abile pescatore. Pesci ed uccelli sono raffigurati esattamente alla stessa maniera, senza rispettare distanze o proporzioni, sono sterotipi di pesci ed uccelli.
Anche la scultura si basava sugli stessi principi, solo che essendo a tutto tondo non aveva necessita’ di essere rappresentata di profilo. Ricordiamoci sempre che ogni immagine egizia non e’ mai una immagine reale di un uomo, ma un’idea di uomo che vale per tutti gli uomini. Per cui sarebbe inutile andare a cercare rassomiglianze fisiche nella rappresentazione del faraone. Questo tipo di arte, che noi saremmo portati a definire primitiva, in realta’ conserva un lirismo, un equilibrio formale, un fascino ed una grazia immediatamente percepibili, quegli artisti sconosciuti, hanno saputo creare opere che ancora affascinano i contemporanei, ed artisti come Gauguin, Matisse, Picasso devono tantissimo a questa arte. Prendiamo ad esempio un’immagine tipica di Picasso, un volto, non lo vediamo col naso di profilo con un occhio ed una bocca frontali…?
Un caro saluto a tutti, Alfredo

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