SmartArt N. 24 la scultura dell’antica Roma

SmartArt N. 24 la scultura dell’antica Roma

Buongiorno a tutti. Quando Parliamo di Napoleone Bonaparte, associamo il suo nome, tra l’altro, ad un saccheggiatore di opere d’arte che ha rubato quante più opere possibili ora conservate al Louvre ed in altri luoghi della Francia. Bene, forse non tutti sanno, che in confronto agli antichi Romani, per quanto concerne opere d’arte trafugate, Napoleone può essere considerato un dilettante, per vari secoli gli antichi Romani hanno dapprima depredato i popoli italici vinti, poi hanno letteralmente spogliato la Magna Grecia, la Grecia ed il mondo ellenico. Con la conquista della ricchissima Siracusa (212 A.C.) e via via della Grecia e dei grandi centri di produzione artistica sparsi in Asia Minore, per quasi due secoli, Roma fu letteralmente invasa da sculture classiche ed ellenistiche razziate ai popoli vinti. Sia Plinio che Catone parlano chiaramente di una tal invasione di sculture da poter riempire anche le dimore di poco pregio. Ma col crescere della città di Roma, la domanda soprattutto delle sculture dell’epoca classica, quelle tra il V° ed il IV° secolo A.C., aumentò in maniera esponenziale, e siccome le statue originali ormai erano già a Roma, si aprirono laboratori (soprattutto ad Atene) atti alla produzione di statuaria classica da vendere ai committenti romani. I Romani in effetti non facevano differenza tra originali e copie e così si passò anche alla produzione di statue in bronzo, più veloci da produrre rispetto alle opere in marmo. Il gusto classico a Roma divenne imperante sostituendo quello tradizionale di derivazione etrusca, dando il via al primo vero neoclassicismo della storia. Per moltissimi secoli, l’arte romana è stata considerata mera copia dell’arte greca con pochissime distinzioni. In realtà non è così; come avvenne per l’architettura, i Romani prendevano solo ciò che era utile dai Greci, il resto lo modificavano. Soprattutto in epoca imperiale, (dal 27 A.C.) le esigenze da parte di Roma di tenere unite popolazioni estremamente differenziate, favorirono un tipo di arte fortemente visiva, concentrata soprattutto sull’aspetto narrativo e documentaristico. Così come abbiamo detto si costruirono in gran parte dell’impero, archi di trionfo, la cui particolarità consiste essenzialmente nella gran quantità di bassorilievi che adornano le facciate. La raffigurazione di questi bassorilievi denota un passaggio dal gusto classico a quello tipicamente romano, abbandonando la rappresentazione mitologica, per sostituirla con fatti di cronaca descritta per immagini, raccontando vittorie e conquiste. Il popolo sparso nell’impero, non sapeva leggere, e parlava uno stentatissimo latino, ecco quindi che l’arte entrava in soccorso all’imperatore. La colonna Traiana è un classico e meraviglioso esempio di quest’arte. Racconta della conquista della Tracia (la Romania) nel 113 D.C., in una sequenza senza interruzione di continuità di immagini sviluppate a spirale lungo tutto l’altezza di 40 metri della colonna. Oltre 2500 figure scolpite, raccontano dell’avanzata dell’esercito Romano, dell’attraversamento di fiumi e di battaglie ed ingressi trionfali, sullo sfondo contadini che mietono il grano, per poter collocare nel tempo gli episodi descritti. Queste immagini avevano grande effetto sul popolo, che riconoscevano in Roma l’autorità, capace sia delle imprese descritte, che della costruzione di opere tanto meravigliose. Queste ‘narrazioni’ erano presenti un po’ dovunque in tutto l’impero. Ma il carattere romano non si limita a questo fattore narrativo, una grande invenzione contenuta nei bassorilievi di questo genere e’ rappresentata dall’illusione di profondità totalmente assente nell’arte greca. Le figure rappresentate in primo piano denotano un volume maggiore rispetto a quelle disposte in piani successivi, che via via appaiono sempre più piatte, creando un’illusione spaziale. Sono caratteristiche che si ritrovano nella maggior parte dei bassorilievi romani, esemplari quelli dell’Ara Pacis. Una peculiarità dell’arte romana è costituita dalla ritrattistica molto dettagliata dei busti marmorei. Il ritratto scultoreo era presente nell’arte greca, ma in forma idealizzata e sempre rappresentato nella figura intera. Coi Romani invece si sviluppa il ritratto della sola testa o del mezzo busto. Questa caratteristica inizia in epoca repubblicana e nel corso del tempo alternerà opere in cui il dettaglio della verosimiglianza risulta essere sorprendente, descrivendo anche i difetti, vicino alla concezione ellenistica, ad altre in cui le forme vengono raddolcite ed armonizzate, più vicine alla idealizzazione classica. Le statue dell’imperatore Augusto, sono caratteristiche dell’espressione artistica romana, una delle più famose è “l’Augusto di prima porta”, in cui il gusto neoclassico perdura ed anzi, diventa strumento efficace nella diffusione della maestà imperiale, in quella postura caratteristica presa pari pari dal Doriforo di Policleto, ma innovativa nella combinazione con tratti di verosimiglianza del volto. La concezione idealizzata nella nudità essenziale della scultura greca, simbolo di perfezione e purezza, in rapporto alla scultura romana che invece è rappresentata sempre vestita di indumenti contemporanei, muta totalmente di significato, divenendo, nel caso dell’Augusto simbolo di potere, autorità e comando. La scultura nuda di Policleto era l’idealizzazione mitica di valori e bellezza eterni, quella di Augusto nell’identica posa e struttura ma vestita con indumenti militari del suo tempo e con il volto non idealizzato, ma quello dell’imperatore, assume una simbologia politica atta a ricordare chi comanda in quel momento l’impero.
Coi Romani, in epoca imperiale si avverte una continua oscillazione tra ideale e naturale in cui la forma idealizzata del corpo sempre rappresentata col vigore giovanile, non sempre corrisponde all’aspetto del volto, per quella tendenza veristica che a volte creava incongruenza tra un volto che mostrava segni d’invecchiamento ed il fisico di un giovane. Ma ai Romani questo non interessava, in quanto l’unico interesse era mostrare l’imperatore col suo volto, nelle sembianze di un Dio. Dopo Costantino, nel IV° secolo, questo tipo di rappresentazione muta drasticamente, le forme diventano più astratte e simboliche, il canone greco e lo stile ellenistico vengono progressivamente abbandonati, e ci si avvia verso un tipo di rappresentazione primitivo in cui tutti i caratteri di verosimiglianza e di forma idealizzata vengono sostituiti da altri più astratti e sintetici ma più espressivi e simbolici. L’influenza dell’arte dei popoli orientali nonchè l’inizio dell’era cristiana in combinazione con la decadenza dell’impero, portano ad un cambiamento della società cui corrisponde un nuovo modello estetico che si pone come base dell’arte bizantina e dell’epoca medievale. Un caro saluto a tutti Alfredo.

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