SmartArt N.26 Arte Bizantina

SmartArt N.26 Arte Bizantina

Buongiorno a tutti. Nel IV secolo Costantino fa di Bisanzio, la capitale dell’impero romano d’oriente e le cambia il nome in Costantinopoli. Questa antica cittadina di origine greca diventa un raffinato centro culturale e tra il V e VI secolo si arricchisce di spettacolari monumenti e basiliche, che determinano il passaggio dell’arte tardo imperiale a quella cristiana, da quella concreta-naturalistica del mondo classico-antico-occidentale a quella simbolica medievale contaminata dall’astrattismo orientale. Vediamo come avvenne questo passaggio. Le dispute all’interno della Chiesa riguardanti le decorazioni all’interno delle basiliche, furono cruenti; se tutti i cristiani erano d’accordo che nessuna statua sarebbe stata posta all’interno di esse, per ciò che riguardava la pittura invece si discusse per lunghissimo tempo. Le sculture a tutto tondo riportavano alla mente i vecchi idoli pagani che la Chiesa si accingeva a distruggere, non poteva quindi sostituirli con altri e soprattutto non poteva rischiare di confondere le idee ad un popolo che avrebbe potuto non distinguere una statua della Vergine con una di Venere o quella di Dio con una di Giove. Gli aspri contrasti riguardarono per lungo tempo la pittura fino a che, prevalse l’idea che questa sarebbe stata l’unico mezzo per veicolare i testi sacri , visto che quasi nessuno sapeva leggere e comunque libri non se ne producevano. La pittura era per gli analfabeti ciò che la scrittura era per i letterati. Questo sancì papa Gregorio alla meta’ del VI° secolo. Che una tale autorità si fosse pronunciata a favore della pittura iconografica, fu un fatto di immensa portata che determinò il destino dell’arte nel mondo occidentale e lo differenziò da quello orientale, dove, in tutto il mondo greco fino a Costantinopoli, non si arrestarono le dispute riguardo tale argomento, finchè nel 754 prevalse la concezione iconoclasta e nell’impero romano d’oriente ogni raffigurazione divina fu vietata. Nel mondo occidentale, in ogni caso risultò evidente che il genere d’arte permesso doveva essere piuttosto limitato: secondo gli intendimenti di Gregorio, il soggetto doveva essere rappresentato nel modo più chiaro e semplice possibile, escludendo tutto ciò che potesse sviare l’attenzione dalle sue sacrosante finalità. In un primo tempo gli artisti continuarono ad usare i metodi narrativi propri dell’arte romana, poi, presero a concentrarsi sull’essenziale. Il mosaico divenne il principale mezzo utilizzato per le decorazioni sia a parete che a pavimento e permetteva quella raffigurazione semplice ed efficace già appresa dalla tradizione sia romana che greca. Le immagini bidimensionali che bene si prestavano alla rappresentazione di una astratta spiritualità extraterrena, persero del tutto il verismo naturalistico al quale erano giunte grazie all’arte romana e greca, tuttavia per l’artista del V° e del VI° secolo non si trattò di un ritorno alla maniera egizia, l’insegnamento dei greci e dei romani era evidente nello scorcio prospettico vagamente accennato e nel drappeggio delle vesti che sapientemente avvolgeva i corpi. le figure frontali che con pochi elementi caratteristici e con occhi grandi osservavano lo spettatore, costituirono un efficacissimo mezzo comunicativo. Lo spazio non è piu’ rappresentato, viene sostituito da un fondo dorato, tipico dell’arte orientale, che simboleggia il mondo divino. Non vengono più narrate storie complesse, ma vengono espressi concetti estremamente sintetizzati attraverso i simboli: la colomba, il pastore, l’ulivo, spesso alternati da meravigliose decorazioni ritmiche ed astratte. Così, l’arte cristiana del medioevo divenne un curioso miscuglio di metodi primitivi e tecniche raffinate. Dopo 1000 anni gli artisti smisero di indagare la natura e non si proposero più di rappresentare il movimento o nuove maniere per rendere vivida l’immagine o di dare illusione di profondità. Tuttavia i vecchi insegnamenti non andarono perduti, fornirono un’infinità di modelli da cui attingere figure ora sedute, ora curve o in altre posizioni, che potevano rivelarsi utili per le nuove decorazioni. Ma le trasformazioni furono talmente radicali che non dobbiamo stupirci se non ravvisiamo nulla del mondo classico, l’abilità di questi artisti consisteva proprio nel cogliere un drappeggio, una postura che venivano adattati alla nuova tecnica e nulla lasciavano trasparire di classico. I migliori mosaici cristiani li possiamo vedere a Ravenna, la quale città conserva le più caratteristiche opere d’arte bizantina in occidente. I Bizantini, ossia i Romani dell’impero d’oriente, rielaborano a Ravenna elementi di arte orientale con quella occidentale. Essi, prediligono le chiese a pianta centrale (quadrata o ottagonale, figure geometriche recanti molti significati simbolici di perfezione divina e di infinito) ed una copertura a cupola (detta a pennacchi) differente da quella romana per il fatto di reggersi su una base poligonale invece che circolare. A differenza delle chiese paleocristiane a pianta longitudinale, che ha nell’altare un punto di riferimento, nella chiesa bizantina ci si trova immersi in uno spazio sacro, avvolti nella dimensione divina, senza un centro d’attenzione privilegiato. Nei mosaici che possiamo osservare a Ravenna, ad esempio nel mausoleo di Galla Placidia notiamo una decorazione ed astrazione tipicamente orientale, cosi’ come nella volta interamente decorata di stelle a caratteri regolari e ritmici. E’ una caratteristica che notiamo anche in sant’Apollinare Nuovo dove le lunghe file di figure, ieratiche, equidistanti l’una dall’altra assumono un carattere ritmico analogo alle stelle della volta del mausoleo di Galla Placidia. L’astrazione tipicamente orientale trova nell’arte bizantina un fantastico compromesso con l’arte occidentale più concreta, e nelle decorazioni a mosaico elabora motivi che perdureranno per molti secoli attraverso tutto il medioevo influenzando l’arte europea e trovando affermazioni anche in altri ambiti artistici, in particolare nelle miniature. Delle basiliche di Costantinopoli e’ rimasta quella famosissima di santa Sofia, ricostruita da Giustiniano nel 532 sulle rovine di quella originaria voluta due secoli prima da Costantino ma andata distrutta in un incendio. Con la sua maestosa cupola a pennacchi rimase una basilica Cristiana fino al 1453, quando fu conquistata dagli ottomani che la trasformarono in una moschea, lasciando però inalterata la sua struttura originaria. Oggi è un museo.

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