SmartArt N. 37 -le origini dell’arte italiana –

SmartArt N. 37 -le origini dell’arte italiana –

Buongiorno a tutti. Nell’arco del medioevo, pittura e scultura pur avendo avuto, soprattutto dopo l’anno mille, ampia diffusione, non hanno avuto un rinnovamento tale da risultare evidente e differente dalla tradizione bizantina. Abbiamo visto come l’architettura, soprattutto durante il periodo romanico e gotico, abbia saputo rinnovarsi e, pur partendo dalla tradizione, abbia creato forme del tutto nuove e perfettamente in linea col pensiero dell’epoca. Pittura e scultura, arrivarono ad un nuovo linguaggio in ritardo rispetto all’architettura, solo a partire dal 1200 inoltrato, ma non contemporaneamente, la scultura anticipò la pittura, la quale solo verso la fine del XIII secolo riuscì ad introdurre uno scostamento dal modo bizantino. Vediamo di sintetizzare questi cambiamenti. I centri nevralgici di questa trasformazione, come per l’architettura, furono la Francia e l’Italia centrale. La scultura per prima e precisamente in Francia, verso i primi anni del 1200, nelle decorazioni delle cattedrali e dei palazzi, cominciò ad abbandonare il bassorilievo tipico medievale, per tornare, come ai tempi di Roma e di Atene, ad una statuaria più volumetrica, principalmente altorilievi e statue a tuttotondo. Anche le forme cambiarono, e, dopo 1000 anni tornarono ad essere più verosimili, meno grottesche e simboliche. Come abbiamo visto, l’arte di questo periodo, tende a soddisfare non solo le esigenze della Chiesa, ma anche quelle della borghesia, di una ricca borghesia, che soprattutto in Italia ed a Firenze in particolare, si stava affermando. Quindi l’arte simbolica espressiva, incurante di verosimiglianze, delle proporzioni, della profondità, utilizzata dalla Chiesa per divulgare e trasmettere i valori e la propria dottrina, risulta essere troppo astratta e lontana dalle esigenze della borghesia, che invece preferisce un’arte più terrena e concreta. Ecco quindi che in Francia gli scultori iniziano a guardare alle statue del passato ed a imitarne lo stile e le forme, pur adattandoli all’epoca che stavano vivendo. Anche se la maggior parte delle sculture sono ancora opere accessorie all’architettura ecclesiastica, il nuovo stile viene comunque accettato anche dalle comunità religiose. In Italia Nicola Pisano riempie di capolavori il battistero di Pisa intorno al 1260 ed anche se le composizioni risultano essere ancora tipicamente medievali nella totale assenza di spazialità e nell’assembramento dei personaggi, in un modo che agli occhi odierni può apparire caotico, le forme ritornano ad essere più classiche e con connotati di verosimiglianza. Le pose sono quelle desunte dalla scultura greca e romana di oltre mille anni prima. Una cosa che a noi oggi può sembrare strana, che interessa non solamente gli scultori ma anche i pittori fino alla fine del il XIII secolo e oltre, è che nelle loro composizioni, gli artisti non prendevano spunto dalla realtà, ma dal passato. Anche quando dovevano rappresentare un personaggio o un elemento della natura, guardavano sempre al passato, imitando, non proprio copiando, chi prima di loro aveva concepito un’immagine analoga, in una determinata posizione, se si trattava di una persona, oppure un albero o una collina guardando a chi le aveva scolpite o dipinte prima di loro. Poi via via imparavano e andavano a memoria. Ma non guardavano mai la realtà, non li sfiorava nemmeno l’idea di avere dei modelli reali. Cosa che invece non successe ad un grandissimo scultore rimasto semisconosciuto ai più: Arnolfo di Cambio. Produsse tantissime opere, quasi tutte andate distrutte, fu architetto, urbanista, scultore e probabilmente anche pittore. Conosciamo quasi nulla della sua sterminata produzione, ma quel che ci è arrivato è testimonianza di grandi innovazioni, soprattutto fu il primo a guardare alla realtà, dopo quasi mille anni; dall’epoca dell’imperatore Costantino, fu il primo ad eseguire un ritratto somigliante col soggetto, scolpì busti a Carlo I D’Angiò ed a papa Bonifacio VIII. Come mai? Durante tutto il periodo medievale anche quando si voleva ricordare un personaggio, sia che fosse Carlo Magno o Federico di II di Svevia, o chiunque altro, non interessava, nè al soggetto rappresentato nè a chi osservava l’opera, la descrizione dei connotati fisionomici, quel che interessava era unicamente il messaggio che veniva comunicato. Questo sull’esempio della religione Cristiana che a partire da Cristo e dalla Madonna non avevano una iconografia realistica, rispondente alle reali fattezze dei soggetti, che, in ogni caso erano ignote, ma unicamente simbolica che variava col passare del tempo. Nel XIII secolo, invece, l’affermarsi di valori sempre più vicini alla realtà ed alla concretezza, porta ad una differente concezione delle cose ed anche i potenti, siano essi re o papi o anche semplici ricchi borghesi, iniziano a voler essere ricordati con le loro reali sembianze.
Per quanto riguarda la pittura, siamo invece ancora alla concezione simbolica di tipo bizantino. Non è facile riuscire a colmare il divario che esiste con la scultura nella rappresentazione realistica. La scultura ha il vantaggio che per caratteristiche intrinseche riesce a concepire la profondità, la luce e l’ombra, senza nessun intervento dell’artista, il quale deve unicamente preoccuparsi di modellare la superficie. In pittura non è così, il problema è costituito dalla bidimensionalità della superficie pittorica alla quale si vuole aggiungere la terza dimensione per dare l’illusione della profondità e dello spazio. E’ un problema soprattutto per gli italiani, in quanto, come detto, essendo la pittura ancora subordinata all’architettura, funge da “decorazione” delle pareti delle chiese, ma se nel resto d’europa, le chiese gotiche sono caratterizzate da enormi vetrate in Italia questa novità, come abbiamo visto, non viene accolta e rimangono quindi immense pareti da affrescare. Come risolvere il problema? Bisognava rompere con la tradizione bizantina che da secoli costituiva la regola; per dare verità alle immagini e renderle credibili si doveva studiare qualcosa del tutto nuovo ma come? L’invenzione dello spazio prospettico era ancora lontana a venire, più di un secolo, ma un artista fiorentino, Giotto ebbe la capacità di trasformare la concezione della pittura, rompere con la tradizione e con le convenzioni ed introdurre un linguaggio artistico rivoluzionario che si pone alla base della pittura italiana. La portata delle sue intuizioni varcò i confini dell’arte per arrivare ad influenzare la cultura ed il pensiero dell’epoca, ne parleremo nel prossimo appuntamento.
Un caro saluto a tutti, Alfredo
le foto
1- Arnolfo di Cambio, rappresentazione del presepe (quel che rimane di una scena che comprendeva molte più statue) 1291
2- Giotto, cappella degli Scrovegni 1303/1304
3- Nicola Pisano, natività, 1257 battistero di Pisa

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