SMARTART N.38 – Le grandi invenzioni di Giotto e la nascita dell’arte italiana

SmartArt N. 37 -le origini dell’arte italiana –
19 Maggio 2020
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SMARTART N.38 – Le grandi invenzioni di Giotto e la nascita dell’arte italiana

SMARTART N.38 – Le grandi invenzioni di Giotto e la nascita dell’arte italiana

Buongiorno a tutti. Ho concluso il post precedente con un interrogativo: come riuscire a portare la pittura del XIII secolo agli stessi livelli di novità che avevano saputo raggiungere le altre arti? La pittura era ancora ferma ai vecchi schemi introdotti dall’arte bizantina e da questi si era solo leggermente discostata nel corso del ‘200, ma era ancora molto lontana dagli enormi passi compiuti fino a quel periodo da architettura e scultura. Furono soprattutto artisti romani e toscani, quali Pietro Cavallini, Jacopo Torriti Duccio, Cimabue che iniziarono un percorso ed aprirono la strada alla rivoluzione artistica portata da Giotto, una rivoluzione di pensiero che non si limitò a trasformare la concezione artistica del suo tempo e quella a venire, ma contribuì ad all’evoluzione anche di altri ambiti culturali. E fu anche grazie al desiderio del ministro generale francescano della basilica di San Francesco, che volle tutti questi artisti a decorare le pareti della nuova basilica, comprendendo che la nuova concezione religiosa, introdotta da Francesco, sarebbe stata meglio esaltata da una rappresentazione figurativa del tutto nuova. Ora, quali effettivamente siano gli affreschi dipinti da Giotto, è argomento ancora dibattuto, in quanto non esistono documenti in merito, ma a noi interessa poco in quanto analizzeremo quelli sicuramente a lui attribuiti, appartenenti al ciclo dedicato a San Francesco, situati nella basilica inferiore ed in ogni caso quelli della basilica superiore, anche se non e’ stato possibile documentarne con certezza la paternità, rimangono a testimonianza di un indubbio rinnovamento, nel quale tutti hanno contribuito influenzandosi a vicenda. Giotto rimase molto colpito dalle meravigliose sculture di Arnolfo di Cambio e sognava di riuscire a creare una pittura che potesse dare le stesse sensazioni di quelle sculture. Vale a dire un tipo di pittura più vicina al vero, che potesse creare illusione di profondità e donasse verità, con personaggi raffigurati che non sembrassero pupazzi ma persone vere e vive, come nelle sculture di Arnolfo. Ecco una delle grandi invenzioni di Giotto, l’aver esaltato al massimo stadio l’effetto del chiaroscuro, cioè ombreggiature che fino a quel momento erano totalmente sconosciute, tanto da donare volume ai corpi rappresentati in maniera mai vista prima. Osserviamo le foto che ho postato, l’ingiustizia ed un particolare del volto della Madonna, la prima è un affresco dipinto su toni grigi per farlo somigliare ad una scultura, si noti come il sapiente dosaggio del colore secondo intensità e gradazioni differenti diano corpo e volume, oltre a creare distanza e profondità. Questa illusione spaziale rappresenta una conquista, per noi contemporanei abituati a secoli di pittura realizzata con questa tecnica, può sembrare banale, ma fino alla fine del ‘200 nessuno era arrivato a questi risultati. Le ombreggiature, le sfumature nel volto di Maria, nella seconda immagine, danno un senso di verità decisamente superiore alla piatta linearità bizantina di cui ho postato un classico esempio nella foto successiva. Le differenze sono evidenti. Vediamo come questo volto prenda corpo e vita. Nella crocifissione, Giotto affronta un altro tema fondamentale che è legato all’anatomia umana, fino a quel momento non ci si preoccupava di rappresentare l’uomo rispettandone le caratteristiche anatomiche, con Giotto cambia tutto, uomo o Cristo deve essere credibile nella sua fisicità, la muscolatura, la postura, le ferite, il sangue, tutto deve essere descritto in maniera realistica, con un linguaggio semplice ed immediato, eliminando fronzoli e decorazioni. In questo, l’utilizzo delle ombreggiature, del chiaro-scuro oltre ad uno studio del corpo umano, tendono a conferire una verità fino ad allora sconosciuta; osserviamo quanto la sapiente ombreggiatura del costato, delle braccia e delle gambe, siano talmente accurate da creare un volume scultoreo e dare una illusione tridimensionale fino ad allora impossibile da concepire. Sono le ombre che creano volume, non la linea.

Con Giotto, per la prima volta nella storia dell’arte, un tema di carattere sacro, come il ciclo dedicato a San Francesco nella basilica inferiore di Assisi, viene interpretato con tanta partecipazione ed immediatezza, senza decadere a mera cronaca o a semplice illustrazione, da trascendere l’ambito puramente artistico. Riesce a spogliare le immagini di tutte le sovrastrutture liturgiche e celebrative del passato, dagli esteriori compiacimenti descrittivi per arrivare ad una narrazione carica di tutti i significati veramente duraturi ed universali della vicenda francescana. La sua lezione compositiva, sarà esperienza fondamentale per il progresso di tutta l’arte e a lui guarderanno tutti i grandi del Rinascimento, da Masaccio, a Piero della Francesca, a Raffaello ed a Michelangelo. Ma primo tra tutti ne rimase impressionato Dante, tanto da inserirlo nell’XI canto del Purgatorio. Giotto e’ spesso associato a Dante, del quale fu amico. Egli considerò il pittore come un suo pari, vale a dire uno che come lui stava rinnovando la cultura del suo tempo. Dante stava segnando il passaggio dalla lingua latina al volgare, Giotto stava muovendosi in maniera esattamente identica nell’ambito artistico. Giotto di questo era consapevole, e ricambiò Dante inserendo il suo ritratto in un dipinto. Vediamo di comprendere altre importanti caratteristiche della pittura di Giotto: teniamo ben presente le immagini che ho postato dedicate al ciclo di San francesco. Con Giotto prende forma ed importanza lo spazio circostante, i suoi personaggi non sono più esseri sospesi e senza peso in una volta dorata ed astratta, ma personaggi che si muovono in ambienti riconoscibili i cui gesti sono immediatamente intelligibili. La rappresentazione degli eventi è infatti affidata alle movenze ed alle azioni dei protagonisti rappresentati, che, nella semplicità delle immagini, acquistano quella fisica concretezza adatta a dar loro un nuovo e più diretto potere persuasivo. La consistenza plastica donata ai personaggi unita ai loro semplici gesti ed allo spazio circostante, si fonde in un tutt’uno che tende e contribuisce a porre l’accento su una profonda verità, mai vista prima di allora. L’osservatore tende ad essere rapito da queste scene di vita, non solo, si sente lui stesso partecipe o protagonista. Il senso di coinvolgimento che Giotto riesce a rappresentare, è qualcosa di assolutamente sconvolgente per l’epoca, tanto da cambiare non solo l’arte, ma il pensiero culturale di quel periodo. Per la prima volta si assiste a scene con personaggi visti di schiena, tra altri colti di profilo e frontalmente, come a voler fermare un momento tra i tanti. Non il più aulico. Non quello celebrativo ed universale cui la pittura era abituata, in queste scene Giotto ha saputo cogliere l’aspetto umile e semplice della quotidianità come il messaggio autentico di Francesco. Non e’ un’azione in particolare che deve essere ricordata, ma la vita di tutti i giorni vissuta nella semplicità e carità quotidiane. Un altro aspetto fondamentale dell’arte di questo maestro è dato dai tempi, dalle pause e dagli intervalli tra le figure, creando e dosando una sequenza ritmica, come in musica, a volte accelerando a volte rallentando. Analogamente, il paesaggio, i riferimenti ambientali, non servono unicamente a caratterizzare la forma descrittiva ma a rafforzare e donare maggior vivezza narrativa alla vicenda francescana sottolineandone il profondo significato etico e morale. Vediamo, ad esempio, nell’affresco in cui il Santo dona il mantello al cavaliere povero, come Francesco sia collocato al centro e il suo gesto riceva significazione spirituale non tanto dall’aureola, quanto dal convergere dei profili dei monti alle sue spalle. Nella scena della rinuncia ai beni terreni, vediamo come tutto contribuisca a rimarcare l’inconciliabilità tra le due parti, creando una tensione sottolineata anche dallo spazio centrale che ne accentua la distanza non solo fisica, ma soprattutto ideologica e dalle strutture architettoniche contrapposte, rigide e ferme nelle loro posizioni, esattamente come le parti contendenti. Con Giotto abbiamo un approccio istintivo all’introduzione della prospettiva spaziale, la quale non è ancora elaborata secondo principi geometrici come diventerà nel quattrocento, appare comunque sensibilmente efficace nella determinazione dello spazio. Moltissimo ci sarebbe da dire e da analizzare, ma la chiave di lettura per comprendere questo immenso artista, rimane in larga misura quella fornita succintamente in queste righe. Moltissimi critici da Vasari in poi hanno considerato Giotto un precursore del rinascimento, per tantissime ragioni e’ sicuramente vero, ma e’ altrettanto vero che sebbene nelle composizioni tarde della sua vita, l’uomo assuma maggior autonomia rispetto al divino, non è ancora (l’uomo) fonte autonoma di energie e padrone del proprio destino come lo sarà solo da Masaccio in poi. L’uomo in Giotto non sarà mai un responsabile protagonista, quanto piuttosto uno strumento di volontà divina che da essa riceve il proprio ruolo e collocazione nell’ambito del disegno di Dio. Per questo motivo Giotto, al pari di Dante, rimane, nonostante tutto, profondamente medievale.

Un caro saluto a tutti, Alfredo.

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