SmartArt N. 43 – il Quattrocento –

SmartArt N. 43 – il Quattrocento –

Buongiorno a tutti. Al principio del Quattrocento si compie, a Firenze, una trasformazione della concezione, dei modi, della funzione dell’arte altrettanto radicale quanto quella che si era compiuta, un secolo prima, nella stessa città con Giotto. I primi protagonisti di questa trasformazione sono Filippo Brunelleschi (1377- 1446), Donatello (1386 – 1466), Masaccio (1401 – 1428); rispettivamente: un architetto, uno scultore ed un pittore. Accanto a loro è Leon Battista Alberti (1404 – 1472), letterato e architetto, a lui si debbono tre importanti trattati sull’architettura, sulla pittura e sulla scultura. In questi trattati l’Alberti funge da teorico sulla nuova concezione dell’arte e non si limita più a dare precetti di tecnica per una buona esecuzione di un’opera, ma enuncia i principi e descrive i processi dell’ideazione dell’opera d’arte: se l’artista medievale era responsabile dell’esecuzione dell’opera, contenuti, temi, disposizioni delle immagini e perfino i colori gli erano imposti, ora invece, l’artista, deve trovarli e definirli. Non opera più secondo direttive ideologiche imposte da un’autorità superiore o da una tradizione consacrata, ma determina in modo autonomo l’orientamento ideologico e culturale del proprio lavoro. L’arte non è più attività manuale o meccanica, ma intellettuale e liberale. E’ dunque chiaro che la forma (cioè le immagini prodotte in pittura o scultura o architettura) non è più semplice illustrazione ma ha un proprio intrinseco e specifico contenuto. Qual’è questo contenuto? La nuova concezione nei confronti della realtà, che diventa musa ispiratrice come lo era stata in epoca classica. Perfettamente consapevole delle mutazioni della società contemporanea, l’artista del Quattrocento ne interpreta le esigenze e gli interessi e pone l’uomo come soggetto del conoscere e dell’agire, investito di una nuova dignità che gli conferisce la responsabilità del decidere e del fare, al centro della propria rappresentazione, padrone del proprio destino e non più marionetta nelle mani di Dio come era stato nel corso del medioevo. L’uomo, è in grado, grazie alla sua intelligenza, di capire e comprendere il mondo che lo circonda e comincia via via ad affrancarsi dalla visione mistica medievale, epoca in cui l’unica conoscenza ritenuta possibile era quella trasmessa dalla parola di Dio attraverso la Bibbia. D’ora in poi, il problema della conoscenza per l’uomo diviene sempre più un problema nuovo: quello di affinare i propri mezzi di osservazione e le proprie capacità di analisi e deduzione. In tutto ciò l’arte assume un ruolo importante, poichè attraverso l’arte l’uomo affina i propri mezzi di conoscenza; razionalizzare le immagini significa capire meglio come funziona il mondo e la nostra percezione di esso. Proprio in virtù di una maggior comprensione ed imitazione della realtà, ecco che la corretta applicazione della prospettiva lineare, studiata da Brunelleschi in architettura, teorizzata da Leon Battista Alberti e applicata in pittura per la prima volta da Masaccio (quella i cui rudimenti ci sono stati insegnati nelle ore di disegno alle medie, le rette parallele convergenti nel punto di fuga….) diviene indispensabile strumento per la razionalizzazione dello spazio e delle proporzioni (dedicheremo alla prospettiva uno dei prossimi appuntamenti ). La scoperta di questo strumento geometrico, costituisce una caratteristica fondamentale nella storia dell’arte, un dipinto con un rappresentazione prospettica corretta non può essere che posteriore al Quattrocento, è però altrettanto vero che da quel momento in poi si crea una frattura tra artisti che ne adottarono con entusiasmo le regole e coloro che le rifiutarono in quanto imposizione di eccessiva razionalità tendente a limitare la forza espressiva. Raffaello ne sarà un cultore, mentre Michelangelo ne farà scarsissimo uso. E’ un’altro bivio al quale si troveranno di fronte gli artisti dopo quello incontrato nel Trecento da Giotto e da Simone Martini. Ma certamente la novità rappresentata dall’utilizzo di questo strumento sarà fondamentale per l’arte ed indispensabile per l’architettura.
Questo periodo storico venne chiamato Rinascimento nella metà dell’Ottocento per indicare un’epoca di rinascita culturale e artistica avvenuta in Italia, poi, gradualmente diffusasi nel resto d’Europa. Consistette nel consapevole e programmato recupero della classicità romana ed in seguito greca, in tutti i suoi aspetti, la lingua, la letteratura, la filosofia, l’arte ed i valori stessi. Si diffuse così, una nuova cultura che viene definita “umanistica”, nelle fasi iniziali, fortemente in rottura col medio evo. Gli umanisti vedevano in quel periodo una sorta di età di mezzo (barbara, gotica) interposta tra la fine del mondo antico che aveva visto la nascita della cultura classica, e la sua rinascita nel quattrocento. In realtà oggi sappiamo che il Rinascimento fu una diretta conseguenza del mondo medievale e non un puro ripescaggio del classicismo ed assorbì dal gotico internazionale, molto più di quanto, gli artisti del Quattrocento, fossero disposti ad ammettere.
Molti artisti rinascimentali erano persone di grande cultura, alcuni, i più importanti, erano in grado di dialogare ed interagire con letterati e filosofi, alcuni conoscevano il latino ed il greco, come ad esempio Raffaello, o Leon Battista Alberti, a differenza di Leonardo che si professava “omo senza lettera”. Lo studio dei modelli classici li portava sempre piu’ a studiare i testi antichi (o quelli copiati in latino dai monaci medievali); per capire le origini delle forme e delle proporzioni studiavano testi di matematica e geometria ed anche di filosofia antica. Tutto ciò li portò ad essere molto versatili, artisti a tutto tondo, come si usa definirli oggi, moltissimi sono stati, come Michelangelo e Raffaello, grandissimi pittori, ma anche grandi architetti e perfino poeti. Michelangelo ovviamente fu pure scultore. Questa caratteristica tipica degli artisti rinascimentali, questa loro capacità di potersi cimentare con disinvoltura e maestria in diverse discipline e’ rimasta nel mito, oggi ci sembra incredibile; se noi pensiamo a Michelangelo facciamo fatica a pensarlo architetto, eppure ha avuto un ruolo fondamentale nel progetto della basilica di San Pietro. Stesso discorso vale per Raffaello, anche lui progettò diversi palazzi e prese parte al progetto della basilica di San Pietro. Oggi, la specializzazione, caratteristica della contemporaneità, rende quasi impossibile la nascita di figure di questo tipo; anche il rapporto tra artista e pubblico è completamente cambiato, direi stravolto. Un tempo si chiedeva all’artista un buon lavoro, oggi invece si chiede la riconoscibilità della mano dell’artista, come un logo od un marchio di fabbrica. Un tempo il papa od un signore, chiedevano che l’opera fosse qualitativamente eccellente non interessava se fosse o meno identificabile l’autore. Oggi e’ più importante che si riconosca la mano dell’artista famoso rispetto alla qualità dell’opera. Altri tempi, altre priorità.
Un caro saluto a tutti, Alfredo

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