SmartArt N. 47 L’ARTE FIAMMINGA

Buongiorno a tutti. Contemporaneamente al Rinascimento italiano che iniziava a svilupparsi all’inizio del XV secolo a Firenze, anche un’altra regione europea, corrispondente all’attuale Belgio ed Olanda, vedeva fiorire un nuovo stile artistico, la cosiddetta pittura fiamminga. Entrambi gli stili si ponevano come alternativa al gotico internazionale e, nel giro di alcuni decenni, ne decretarono la fine. Sebbene le differenze tra lo stile rinascimentale e quello fiammingo, fossero evidenti, entrambi prendevano origine da elementi comuni, primo tra tutti la crescente importanza di una ricca borghesia formata da banchieri e commercianti che all’interno di questi territori risultava in costante aumento; acquisiva sempre maggiore importanza, di conseguenza, la committenza di opere d’arte che avveniva sempre di più da parte di una società laica orientata ad un gusto completamente diverso da quello feudale e religioso. L’arte fiamminga fu caratterizzata per l’appunto da opere pittoriche i cui soggetti erano facilmente identificabili con questo tipo di società e la rappresentazione di interni familiari e domestici costituirono uno dei temi prediletti. A differenza del Rinascimento, non era per nulla interessata alla riscoperta del classico e non elaborò mai teorie prospettiche di tipo matematico; ma come il Rinascimento era fortemente interessata ad una rappresentazione realistica e concreta; ciò presupponeva uno spirito di osservazione acuto ed indagatore e la sua ricerca in ambito naturalistico si sviluppò soprattutto ponendo grandissima attenzione ai dettagli ed ai particolari raggiungendo livelli di verosimiglianza difficilmente superabili; la minuziosa descrizione di gemme, gioielli, tessuti, ricami, merletti, oltre a rappresentare una novità in ambito artistico, forniscono un’importante documentazione storica di una società ricca e ambiziosa. Il mondo reale viene analizzato nei suoi particolari più minuti, restituendone un’immagine veritiera e concreta, perdendo di vista però la visione d’insieme; l’eccessiva verità tende a confondere l’occhio di chi guarda facendolo indugiare in maniera forse eccessiva sui dettagli. Se si può fare una critica ai dipinti fiamminghi, in sè per sè impeccabili, è proprio una critica fondata sul carattere dispersivo di queste opere, sono troppo affollati e densi di descrizione. Un contributo importante della pittura fiamminga, è dato dal modo in cui questi pittori riescono a dare una rappresentazione ottica della luce. Neppure il Rinascimento italiano è arrivato a queste scoperte e saranno gli artisti fiamminghi ad influenzare i pittori italiani, come viceversa saranno questi ultimi ad insegnare loro l’uso corretto della prospettiva. Se noi osserviamo il primo dipinto che ho postato dal titolo “i coniugi Arnolfini”, opera del più famoso pittore fiammingo dell’epoca, Jan Van Eyck (1390 -1441), oltre a notare la dovizia di particolari del lampadario, delle vesti e di tutto l’ambiente, osserviamo come, ad esempio, lo specchio posto frontalmente, rifletta altre figure oltre a quelle presenti nel dipinto, ci accorgiamo che la luce ha una fonte certa, proviene dalla finestra, entra nella stanza e determina l’equilibrio compositivo del quadro, dalla penombra della parete alla luce quasi bianca della guancia destra dell’uomo e della parte illuminata del lampadario, mentre tendono allo scuro totale, quasi nero, le parti in controluce. Questo tipo di immersione veritiera nella luce, era del tutto sconosciuta agli artisti italiani, perché nella loro ricerca di verità si occuparono soprattutto della rappresentazione tridimensionale, ma non badarono mai alle fonti di luce, considerando questo aspetto marginale. Anche nello studio del chiaro scuro, cioè nella rappresentazione delle parti in luce e quelle in ombra, gli italiani si curarono esclusivamente dell’aspetto volumetrico, per dare corpo e profondità concreti, non da un punto di vista oggettivo legato al momento contingente ed ad una direzione della luce, come invece succederà dopo aver scoperto la pittura fiamminga. Tornando al dipinto dei coniugi Arnolfini, vediamo come, viceversa, la prospettiva sia approssimativa anche se sufficientemente illusoria. Il pavimento risulta eccessivamente inclinato. Il secondo dipinto che ho postato e’ l’Annunciazione di Robert Campin (1378-1444). L’ambientazione ricchissima di particolari, è quella tipica delle Fiandre del XV secolo, la luce è diffusa, in questo caso gli errori prospettici risultano più evidenti, come nel caso del tavolo che sembra quasi ribaltarsi e la panca sembra più lunga della parete. Il terzo dipinto è ancora di Jan Van Eyck, “la Madonna del cancelliere Rolin”. Questo spettacolare dipinto, oltre a riassumere le caratteristiche descritte in precedenza, affronta il tema del paesaggio, un tema raramente affrontato dagli italiani fino a questo momento, ma in virtù di una concreta osservazione della realtà, la pittura fiamminga arriva a non trascurare nessun elemento di rappresentazione ed anche questo tipo di soggetto sarà importato nella pittura rinascimentale. La tradizione vuole assegnare ai fiamminghi un’altro primato, quello della scoperta della pittura ad olio. Sicuramente non si tratta di una scoperta, in quanto la pittura ad olio esisteva fin dall’epoca antica, ma non ebbe mai grande diffusione fino alla fine del XIV secolo nelle Fiandre. Fu Van Eyck a farla conoscere meglio in Italia. La pittura ad olio, che si basa sul trattamento dei pigmenti naturali con olio di lino, di papavero o di noce, a differenza della tempera, che si basa sul trattamento degli stessi pigmenti con albume di uovo, ha tempi di essiccamento molto più lunghi. Questo permette una lavorazione più lenta e tranquilla, inoltre in base al quantitativo di olio utilizzato, permette sfumature e velature che invece non è possibile ottenere con le tempere che risultano maggiormente coprenti. Le caratteristiche della pittura ad olio furono largamente studiate dai pittori fiamminghi e, successivamente, furono proprio loro ad insegnare questa tecnica agli italiani. Effetti particolari di questa tecnica saranno in seguito elaborate da Leonardo, col suo famoso sfumato e da Giorgione con l’invenzione della pittura tonale, ne parleremo in futuro. In ultimo voglio accennare ai ritratti, i ritratti fiamminghi sono famosi , oltre che per l’indiscussa somiglianza col soggetto, per la particolare inquadratura di tre quarti. E’ una posa molto elegante per il ritratto, molto più efficace e formalmente equilibrata di quella frontale, come avveniva in passato o di quella di profilo come avveniva in Italia. Questo particolare tipo di rappresentazione fu subito accolto dagli italiani e, tanto per citare due illustri esempi, ricordiamo “la Velata” di Raffello e “la Gioconda” di Leonardo. Un caro saluto a tutti, Alfredo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *