SmartArt N. 49 – Un artista chiamato Banksy-

SmartArt N. 49 – Un artista chiamato Banksy- “Originario di Bristol, il celeberrimo quanto misterioso writer anglosassone è considerato uno dei maggiori esponenti della Street Art, Banksy rappresenta il più grande artista globale del nuovo millennio, esemplare caso di popolarità per un autore vivente dai tempi di Andy Warhol.” La mostra a palazzo dei Diamanti dedicata al pittore inglese Banksy, nato a Bristol nel 1974, comincia con queste righe introduttive, di presentazione. In fatto di popolarità non c’e’ dubbio alcuno che l’accostamento con Andy Warhol sia calzante, tuttavia, a mio avviso, le similitudini con l’artista americano, a parte il comune utilizzo del mezzo serigrafico per diffondere la propria opera e dell’immagine in chiave iconica, finiscono qua. Sicuramente Warhol, che non e’ stato come comunemente si crede, l’inventore della Pop Art, ma certamente ne e’ stato il padre adottivo, ha contribuito a segnare un’epoca, sia da un punto di vista artistico che culturale, ha inventato un nuovo tipo di immagine, di raffigurazione, determinandone un nuovo utilizzo, contaminando ogni settore della comunicazione, dalla moda, alla letteratura, al cinema, alla televisione. Banksy non e’ arrivato a tanto, non e’ un artista che ha operato (almeno fino ad ora) una rivoluzione culturale, però ha saputo magistralmente utilizzare e sfruttare i canali mediatici contemporanei e dialogare con la gente di tutto il mondo, attraverso i suoi murales, in maniera diretta, intuitiva, utilizzando un linguaggio figurativo alla portata di tutti con pochi riferimenti culturali, facilmente comprensibili. I temi da lui affrontati sono svariati ed universalmente sentiti: la religione, la guerra, il razzismo, il potere, il denaro, l’emarginazione, la morale, l’etica ecc. e li ha esposti non sui muri di un’unica città come tutti i writers prima di lui, ma nei 4 angoli del pianeta. Il genio di Banksy ha saputo creare situazioni paradossali, che hanno avuto un tale risalto mediatico da catapultare la fama dell’artista nell’olimpo delle celebrità, al pari di stars della musica o del cinema. Basti pensare al dipinto che si autodistrugge in diretta ad un’asta di Sotheby’s, oppure alla sua apparizione nei campielli di Venezia travestito da ambulante senza licenza per esporre i suoi quadri per la vendita a poche decine di euro nel periodo in cui era in corso l’ultima Biennale, fino a che i vigili urbani non l’hanno cacciato; oppure quando, giovanissimo, appendeva, di nascosto, i suoi dipinti nei musei di Londra, accanto a dipinti famosi. Queste sono solo alcune delle trovate di questo artista, paragonabili a performance che costituiscono un tutt’uno con le opere materiali, per lo più murales di grandi dimensioni, che vanno contestualizzate nel luogo e nel periodo nelle quali appaiono. Visto in quest’ottica Banksy è, come recitato nella prefazione, un artista globale.La mostra del palazzo dei Diamanti è sicuramente interessante, ma può dare un’idea solo marginale degli aspetti che caratterizzano questo artista, in quanto non e’ possibile organizzare una mostra tradizionale come si può fare per Monet o Van Gogh. Bisogna premettere che non e’ stata concessa dall’artista l’autorizzazione ufficiale per questa esposizione e lui stesso l’ha bollata come “FAKE”; questo avviene, in ogni caso, per tutte le sue mostre, lui non ne autorizza nessuna e questo accresce in ogni caso, la curiosità e l’interesse. Nella mostra c’e’ tantissimo da leggere, oppure si può scaricare una App del costo di 5 Euro ed ascoltare l’audioguida col cellulare. Sono esposte oltre 100 opere, quasi tutte serigrafie di modeste dimensioni e quasi ognuna è accompagnata dalla descrizione, l’interpretazione e la storia. Le didascalie cercano di ricreare tutto quello che l’immagine serigrafica non puo’ raccontare, in quanto la caratteristica della Street Art in generale e quella di Banksy in particolare e’ proprio quella di non essere creata per essere esposta in un museo o in una galleria d’arte. Tanto per fare un esempio, l’opera “love is in the Air” che richiama alla mente una celebre canzone anni ’80 di Paul Young, e’ una delle immagini più conosciute e la serigrafia esposta ci mostra un ragazzo che lancia un mazzo di fiori con una postura tipica del lancio di una bomba a mano. Il concetto e’ chiaro, ma lo stencil spray che apparve su un muro di Gerusalemme nel 2003 in zona di conflitti tra israeliani e palestinesi, lanciava un messaggio decisamente più forte. Tenendo presente che questo esempio non costituisce l’eccezione ma la regola per la lettura e l’interpretazione di ogni opera di Banksy, la coraggiosa ed azzardata mostra di palazzo Diamanti (che non e’ che una fra le tante che in questo periodo si susseguono in Italia e nel mondo) è godibilissima ed esaustiva per quel che concerne l’informazione ed anche ben strutturata e suddivisa per temi, ma … non avvertiamo quel trasporto che solitamente proviamo di fronte alle grandi opere d’arte.Chiudo con la descrizione delle due opere esposte che piu’ mi piacciono di Banksy. La prima “Sale ends today” raffigura alcune donne disperate come quelle attorno alla croce, in epoca barocca, solo che invece di disperarsi per la fine di Cristo, si disperano per l’imminente fine dei saldi. La seconda e’ quella famosissima della bambina con l’ombrello aperto per ripararsi dalla pioggia, solo che la pioggia cade unicamente sotto l’ombrello, metafora del fatto che non tutto quello che costruiamo per esserci d’aiuto risulta poi essere veramente efficace, anzi a volte e’ proprio il contrario. Un caro saluto a tutti, Alfredo

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