SMARTART N. 56 – IL CINQUECENTO

Il Cinquecento costituisce per diversi motivi un momento di svolta nella storia dell’Europa moderna, basti pensare che il baricentro della vita economica, in seguito alla scoperta delle Americhe, si avviava a spostarsi verso l’Atlantico, prefigurando un lento, ma inarrestabile declino del Mediterraneo, che era stato per millenni il fulcro della civiltà occidentale. L’Italia, che, per almeno due decenni, sarebbe stata il luogo non soltanto più ricco ma anche più culturalmente avanzato, vedeva il fiorire di un’arte che non aveva pari, questo soprattutto grazie ai grandi protagonisti del secondo Rinascimento, o Rinascimento maturo, o Classicismo, comunque lo vogliamo chiamare. Parliamo di artisti quali Bramante, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Tiziano, Giorgione solo per citarne alcuni. Le scoperte geografiche non furono l’unico elemento importante del secolo, forse, da un punto di vista culturale e artistico, la Riforma protestante fu probabilmente il fattore determinante e cruciale che caratterizzò il Cinquecento.

Alla Riforma luterana, fece seguito la risposta della Chiesa Cattolica con la Controriforma sancita dal Concilio di Trento alla metà del secolo, che sostanzialmente divise l’Europa in due, quella protestante a nord e quella Cattolica a sud. Da questo momento l’Europa fu soggetta per oltre un secolo alle guerre di religione che naturalmente accentuarono le  differenze culturali e di conseguenza anche artistiche. Tramontava così un lungo periodo di circa 600 anni, iniziato col Romanico e concluso col Rinascimento, in cui, almeno l’arte, pur con le differenze  dovute alle tradizioni locali, aveva unito l’intera Europa. In cosa si differenzierà l’arte da questo momento in poi?  Ne parliamo tra pochissimo, dopo aver illustrato un altro importante momento storico del XVI secolo.

Alla forza economica e culturale italiana non corrispondeva una forza politica e militare di tale livello, anzi, la frammentazione in tanti piccoli stati costituiva una debolezza che sollecitava gli appetiti di conquista da parte delle grandi potenze straniere, Francia, Spagna e Impero. Famoso e’ rimasto il sacco di Roma nel 1527 da parte dei Lanzichenecchi imperiali, che la misero letteralmente a ferro e fuoco; si giunse ad un punto di equilibrio solo

nel 1559 con la pace di Cateu-Cabresis, che sancì il dominio spagnolo sul ducato di Milano e sul regno di Napoli. Genova e il granducato di Toscana erano di fatto protettorati della stessa Spagna anche se virtualmente indipendenti, soltanto lo stato della Chiesa, la repubblica di Venezia e il ducato di Savoia, rimasero totalmente indipendenti. Naturalmente anche questi fatti influirono in ambito culturale e quindi artistico.

Torniamo al perché i fatti e le guerre religiose cambiarono l’arte dei paesi protestanti da quelli di fede cattolica. Il motivo e’ molto semplice, riprese valore una antica disputa sorta quasi mille anni prima, riguardante le immagini religiose. A suo tempo, papa Gregorio Magno stabilì che l’arte doveva svolgere un compito fondamentale nella diffusione della religione Cristiana, quindi furono consentite, anzi sollecitate le raffigurazioni sacre, della Madonna, di Cristo, di Dio e di tutti i santi.  Questa concezione  fu ribadita nel Concilio di Trento, mentre la fede Protestante bandì la raffigurazione religiosa, sia in pittura che in scultura. Questo fatto naturalmente sconvolse  il mondo artistico del centro e nord Europa, pittori e scultori rimasero senza lavoro, in quanto la maggior parte delle opere da loro prodotte, erano commissionate dalla Chiesa. Per loro fortuna la società borghese che si andava sempre più affermando, favorì lo sviluppo di  una tradizione artistica laica, consistente soprattutto in ritrattistica, paesaggistica e scene di vita quotidiana. In Italia invece la Chiesa divenne sempre più severa e ammonì gli artisti di eccessiva libertà e divagazioni nel trattare i temi religiosi, sancendo di fatto il proprio controllo ed una  supervisione su ogni opera d’arte, assicurandosi che fosse perfettamente in linea con la dottrina ecclesiastica e non contenesse motivi di distrazione. Anche le Accademie d’arte, appena nate, furono oggetto di riforma ed indottrinamento religioso, la prima accademia era nata a Firenze nel 1563 per volere di Giorgio Vasari. Questo fu senza alcun dubbio uno dei periodi più bui della storia della Chiesa cattolica, che vide la nascita dei terribili tribunali della Santa Inquisizione romana o Sant’Uffizio, responsabile di autentiche nefandezze nei confronti di chiunque avesse una forma di pensiero non allineato con la dottrina ufficiale. Anche opere d’arte innocue, perfino di Raffaello o Michelangelo rischiarono la distruzione per questo motivo.

In questa rapida analisi del Cinquecento, possiamo dire che dopo il periodo denominato Classicismo o Rinascimento maturo, a partire dalla data convenzionale  del 1520 anno della  morte di Raffaello (Leonardo era morto l’anno precedente), si parla di Rinascimento decadente, meglio conosciuto come Manierismo che si protrasse fino alle soglie del secolo successivo.

Lo scettro della capitale artistica passò ai primi del Cinquecento da Firenze a Roma ed in seguito anche Venezia ebbe una parte importante. Dal prossimo  appuntamento Inizieremo a parlare degli artisti principali di Classicismo e Manierismo non trascurando alcuni aspetti della pittura europea del XVI secolo.

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