SMARTART N. 63 – MICHELANGELO seconda parte

SMARTART N. 61 – LEONARDO – IV° ED ULTIMA PARTE
11 Dicembre 2020
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SMARTART N. 63 – MICHELANGELO seconda parte

Come abbiamo detto nel precedente appuntamento, Michelangelo ama vivere solo, senza contatti con nessuno, quasi avverso al mondo che lo circonda che sente estraneo, ostile. Superbo per gli altri, non amato, sempre scontento di sè, col passare degli anni manifesta un carattere sempre più cupo, preoccupato soprattutto di non riuscire ad ottenere la salvezza eterna. Probabilmente, le prediche di Savonarola, alle quali sicuramente assistette in epoca giovanile nella sua Firenze, avevano contribuito a incutergli un certo tipo di timore religioso. Per tutta la vita, mira ad un’arte che sia la sintesi delle tecniche artistiche e, superandole, realizzi il puro disegno divino, l’idea ed il concetto supremo del mistero della vita e della morte, per il raggiungimento della salvezza eterna e la vicinanza a Dio. L’opera suprema, quella che doveva rappresentare tale sintesi assoluta e nella quale voleva esprimere tutto se stesso, vale a dire la tomba di Giulio II, non fu mai compiuta. Per più di trent’anni le contrastate vicende della tomba, sono la tragedia della sua vita. L’aveva concepita nel 1505, quando Michelangelo aveva trent’anni, doveva essere il monumento classico e supremo della Cristianità, sintesi di architettura e scultura, fusione dell’eroico antico e dello spirituale cristiano. Giulio II si entusiasmò per il progetto, ma per vari motivi, non ultimo il fatto che non amava pensare alla (sua) morte, ne differì sempre l’attuazione. Alla morte del Papa, il progetto fu modificato ed ampiamente rimaneggiato dagli eredi e, solo nel 1544, Michelangelo potè iniziare i lavori. Ma deluso e stanco soprattutto per  la riduzione del progetto iniziale, che da oltre quaranta statue che avrebbe dovuto realizzare, gliene furono concesse solo sette, alla fine ne realizzò solo una, il Mosè. Fece poi scrivere al suo biografo (Ascanio Condivi): “Questa sola statua è bastante a fare onore alla sepoltura di Giulio II”. Tale monumento si trova in San Pietro in Vincoli A Roma, comprende 7 statue, che, Mosè a parte, furono eseguite da scultori minori.

Uno dei monumenti simbolo del Rinascimento, opera di Michelangelo, è la statua dedicata a David, che fino al XIX secolo si trovava in piazza della Signoria a Firenze, (ora nello stesso luogo se ne trova una copia) poi spostata nel museo dell’Accademia. Fu commissionata a Michelangelo nel 1501 dall’Arte della lana. Gli fu consegnato un blocco gigantesco di marmo alto e stretto già sbozzato da Donatello ed Agostino di Duccio, ma poi da loro abbandonato perché giudicato inadatto per qualsiasi realizzazione artistica. Michelangelo invece sapeva che quel blocco di marmo pulsava di una vita che lui doveva liberare dalla materia superflua, doveva solo individuarla. Nacque così il David che nel 1504 fu portato a termine. Questa colossale scultura, che raffigura l’eroe biblico, fu subito interpretata dai fiorentini stessi, come un messaggio rivolto ai nemici di Firenze, che allora erano potenti e numerosi: avrebbero sempre trovato un popolo fiero unito e determinato a difendere la propria indipendenza, esattamente come fece David. A differenza di tutti gli artisti che si sono confrontati prima di lui con questo tema biblico, Michelangelo sceglie di privilegiare l’intento rispetto all’azione,  la determinazione dell’agire sull’agire stesso. E’ il momento di concentrazione massima, in cui David, possente e nudo come gli eroi delle sculture antiche, scruta con sguardo corrugato della fronte, l’orizzonte, alla ricerca del nemico. La fierezza che emana l’intera scultura, riscontrabile nel volto ma anche in tutta la postura del corpo, che ricorda il Doriforo di Policleto di 1600 anni prima, e’ portatrice di quegli ideali umanistici che vedono l’uomo al centro dell’universo ed artefice del proprio destino. La figura e’ maestosa, con mani e testa più grandi e fianchi più stretti, per renderla perfettamente leggibile da uno sguardo dal basso. I dettagli dei nervi, dei muscoli, dell’anatomia, sono accuratissimi, ma non veritieri in maniera leonardesca, infatti la scultura esprime valori e concetti, non verità storica o scientifica. Secondo la Bibbia, David doveva essere un ragazzino molto più giovane e minuto, esattamente come l’aveva scolpito Donatello. Michelangelo concepisce invece un guerriero maturo pronto e determinato all’azione. Il concetto espresso da Michelangelo vuole significare che la consapevolezza delle proprie ragioni, l’essere nel giusto e nella verità divina ci rendono invincibili e forti come gli eroi dell’antica Grecia. Quest’opera, esattamente come la Pietà, non vive  in un tempo  presente, ma in un tempo che affonda le proprie radici nel passato antico e diventa eterno. Esattamente come la Pietà, e’ perfettamente levigata e non trattiene luce, anzi la riflette, la irradia, grazie alla levigatura perfettamente curata. Queste opere si contrappongono ad altre di Michelangelo, quelle del “non finito”, quelle cioè che sono scolpite solo in parte, come gli schiavi ed i dannati, ancora avvolte, in parte, dalla materia grezza, dalla quale cercano invano di liberarsi. Le prime sono totalmente avvolte nella luce divina, non così le seconde, nelle quali la materia non levigata non riflette la luce anzi la trattiene e crea ampie zone d’ombra. E’ indubbio però che oltre l’aspetto puramente concettuale, queste opere “non finite”, sono cariche di un fascino estetico nuovo che non fu colto dai contemporanei, tranne che da Vasari, il quale capì appieno il valore plastico e simbolico che aveva colpito Michelangelo nello studio delle antiche statue classiche,  in particolare soggiogato dal fascino  del “Torso del Belvedere”, nel quale il confronto tra  la parte danneggiata dell’opera e i resti intatti, dona una forza espressiva eccezionale, obbligando l’osservatore ad  immaginare le parti mancanti. Chiaramente Michelangelo era un genio e la sua capacità visionaria non era quella dei comuni mortali, dovettero passare oltre tre secoli prima che Auguste Rodin cogliesse i concetti espressivi e simbolici del non finito e realizzasse nuove sculture utilizzando questa tecnica. Nel prossimo appuntamento analizzeremo l’aspetto del Michelangelo pittore.

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