Dicono di lui

Hanno scritto di lui:


Mirko Bacchiega, Gino Balboni, Franco Basile, Marco Basso, Luciano Boccaccini, Antonio Caggiano, Gianni Cerioli, Massimiliano Cincinelli, Antonio Castellana, Vittoria Coen, Lara Ferrari, Michele Fuoco, Barbara Ghisi, Margherita Goberti, Roberto Guerra, Vincenzo Iannuzzo, Giuseppe Malaspina, Andrea Musacci, Federica Occhi, Valeria Orsi, Gabriele Perretta, Paola Polidoro, Ciro Prota, Oscar Roboni, Lucio Scardino, Chiara Serri, Gabriele Turola, Glauco Manzoni .


Franco Basile
" ……. Pini annota ciò che vita e memoria gli propongono, magari imparentando la lucentezza della seta a una musica che agisce da strumento d’espansione dell’inconscio. Ascolta Charlie Parker e trasferisce nei dipinti la forza immaginativa degli arrangiamenti del sassofonista, chiude gli occhi e ripassa colori e frasi, simile a un rap disarmonico uscito dalla cassetta della posta. Poi, come tracciati disarmanti condotti su campiture appena accese, graffia con i pennelli quel senso del provvisorio che si espande dal palcoscenico dell’effimero…."
"….. Ma è tanto l’assillo di voler registrare tutto nell’immediato che non c’è tempo per il particolare e, quindi, per la decantazione tecnica. Del resto, il valore di certe opere consiste proprio nell’assenza di ogni senso compiuto, tanto che loro vista può essere impreziosita dall’ambiguità del non detto, a quanto il non definito lascia campo a una magia dell’immaginato….. "
Vittoria Coen
“….E lo sguardo, in superficie così narrativo, esprime un disinvolto distacco. Percepisce situazioni, messaggi, usa l’evento reale che l’informazione tende a celebrare, ma attraverso un proprio filtro che è esso stesso un filtro mediatico , un’operazione nell’operazione, eppure gode della qualità della pittura in un’indipendenza rinnovata, mentre un poco sporca, disordina, confonde…..
“…Ma guardare è anche riflettere, e allora lo sguardo che si fa riflessivo testimonia senza moralismi, né celebrazioni né deplorazioni apocalittiche. Qui la passione della pittura impone le sue scelte, le sue tecniche, le sue predilezioni estetiche, chiarissime d’altra parte, con un’evidente inclinazione alla misura, anche nell’accumulazione di segni che non cede mai al dramma perché nell’oceano dei segni non si annega….”
“…I musicisti e le automobili sono descritti con lo stesso profondo rispetto che si ha verso il valore, la qualità. “Un giorno come un altro”, una canzone di Sergio Endrigo, un po’ malinconica e un po’ ironica, è il titolo di un lavoro di Pini, che narra, nella velocità delle sue pennellate, nel groviglio di segni che descrivono auto sfrecciare su strade e incontrare palazzi nei centri storici della città, un mondo forse scomparso ma di cui continuiamo a sentire l’eco, per la forza evocativa che ha avuto storicamente e culturalmente….”
Federica Occhi
“….Il richiamo all'attenzione di un simbolo, ormai troppo inflazionato come la classica vespa, nelle opere di Alfredo Pini riprende vigore annullando qualsiasi accenno ad una banalità che può facilmente trarre in inganno. L' inconsueto inserimento di questa icona che recupera ma al tempo stesso disperde il suo tempo , in un anacronistico per l'appunto contemporaneo contesto urbano , è un fermo immagine dell'oggi a significare, non un patetico e nostalgico ricordo, ma una speranza di simbiosi tra attualità e ritorno di fonti d'ispirazione, come i solidi pilastri recuperati e proiettati nelle immagini che volutamente l'autore ricopre quasi ad imitare una patina trasparente dall'effetto evanescente: ieri,oggi..e se domani...”
Paolo Orsatti
“…. In tempi recenti l’artista, “ha scavato” nelle profonde motivazioni ed, affinando la sua capacità tecnica, è approdando ad una poetica animata da preziosi interventi di colore disposti con abile gestualità, quasi a squarciare la penombra, un atto che s’identifica nell’informale o nell’action painting, capace di dare vita e carattere alla rappresentazione.
Nessun dettaglio è palese ma, richiamando la lezione futurista, tutto è dinamismo, tutto è movimento nella vita frenetica della città caotica in cui s’individuano gli aspetti più caratteristici (traffico, vita notturna, luci artificiali, insegne). Pini crea scoppiettanti figurazioni, ove il movimento diviene il leitmotiv della sua poetica. Con semplicità apparente interviene anche con rare “sciabolate cromatiche” quasi ad omaggiare il maestro ferrarese Giovanni Boldini. Pini descrive scene pittoriche utilizzando espedienti cinematografici di flaschback, in cui la descrizione avviene con un fermo immagine tratto da una sequenza un po’ sbiadita, leggermente corrosa e sfrangiata dal tempo, come fossero ritagli di vecchie pellicole sbiadite dalla luce….”
Chiara Serri
“….La ricerca di Alfredo Pini, tuttavia, non mira alla riproduzione della realtà, quantomeno non alla riproduzione della realtà nella sua interezza, ma attraverso un filtro individuale che, sorvolando sui dettagli, coglie l’essenza della scena, condensando in una sola istantanea diversi fotogrammi di uno stesso film. Ecco allora l’idea di movimento, il continuo mutamento, le strade che si sollevano e le scie di colore lasciate dalle fronde scosse dal vento (Sorvolando sui particolari, 2016).
Tracce di una contemporaneità senza limiti e senza tempo, avvolta da un grigiore diffuso interrotto solo da scritte strappate ai muri della città e da mirate accensioni cromatiche nei toni del turchese, del fucsia e del porpora….”
“….Pennellate veloci che corrono lungo la tela, abbozzano le figure, muovono le auto, lasciando segni indelebili di un presente ormai passato….”
Gianni Cerioli
“…. Gli interessa l’unita’ del molteplice ma gli interessa ancor di più lo sfaldarsi inarrestabile dell’essere delle cose e degli uomini. Le sue opere recenti si collocano in una linea di continuita’ con i temi che gli sono cari. Eppure sono qui presenti riflessioni di una coscienza esistenziale che rivolge lo sguardo della mente sul mistero del flusso della vita che vive…..”
“…. compone una duplice narrazione delle cose della musica e della quotidianita’ del mondo. All’interiorizzazione dei percorsi portati dal flusso della musica Jazz fa da contraltare la strada di uno spazio sempre piu’ antropizzato. Queste ultime fanno emergere le icone del periodo di formazione, dalla lambretta all’utilitaria, dagli eroi agli antieroi. Allo stesso modo esse richiamano sul supporto il desiderio di movimento. Tutto, infatti, porta all’interno della pittura il movimento: del gesto, della luce, degli stessi inserti di tele diversi sulla tela principale. Ci sono anche operazioni di astrazione nella composizione. Sono allora gli slittamenti dei piani, lo sfaldarsi o il concentrarsi della luce, oppure la stessa rarefazione delle forme a dare un senso nuovo non solo allo spazio ma anche al tempo delle azioni. A volte sembra farsi piu’ insistita la richiesta di visibilita’ tra le cancellature o le segnature come una volonta’ di essere coscienti delle molte aporie del presente, cosi’ labile nell’intersezione tra passato e futuro….
Gabriele Turola
“Alfredo Pini vuole rappresentare la società in cui vive confrontandosi con la dimensione del tempo per trovare una risposta esistenziale: l’effetto del dripping, ovvero il colore che cola, simboleggia il fluire del tempo che abbraccia uomini e cose visualizzando il motto del filosofo Eraclito «Tutto scorre». Eppure le pennellate veloci, scattanti, impetuose di Pini, che ricordano le sciabolate, i fuochi di artificio di Boldini oltre alle improvvisazioni informali di Schifano, affrontano il tempo per trovare dei significati duraturi, capaci di sottrarsi alla vanità delle mode passeggere, vogliono scendere in profondità, indagare sotto la superficie delle cose, sotto la stoffa degli abiti firmati, dietro gli ammiccamenti della società consumistica, della cultura di massa e scoprire il nocciolo, l’essenza vera e autentica. Ecco così che le bellissime ragazze da lui dipinte come simboli di una società in cui conta più apparire che essere, nascondono dietro il loro fascino, dietro la sensualità dei corpi esibiti, dietro l’eleganza dei vestiti all’ultima moda qualcosa di incerto, di fragile, come indica il titolo di un suo olio su tela “SÌ e NO”.
… Pini adotta il linguaggio della comunicazione di massa per effettuare una lucida critica della stessa comunicazione di massa, quindi in un certo senso si accosta più al Nouveau Réalisme che alla Pop Art in quanto la sua visione della società dei consumi risulta tutt’altro che ottimistica, anzi ne denuncia gli aspetti vuoti e negativi. Infatti le sue immagini volutamente caotiche ricordano gli oggetti accumulati di Arman, intesi quali resti archeologici del futuro, reperti di una società sovraccarica, debordante, ricordano inoltre il linguaggio pubblicitario e quotidiano di Mimmo Rotella e Jacques Villeglé.
. Dietro la violenza delle pennellate, dietro le immagini che si accavallano in un caleidoscopio metropolitano di segnaletiche, insegne pubblicitarie, scintillii metallici, fari di macchine scorgiamo il filo di Arianna per uscire da questi labirinti. Pini cerca se stesso dietro le apparenze ammiccanti e caotiche, sa apprezzare l’importanza delle piccole cose, il sapore degli affetti e dei ricordi che ci riportano a un mondo sano, genuino, non inquinato.
Ecco allora che affronta i temi dell’amata musica jazz, protagonista di molte sue opere introspettive. Perfino i colori guizzanti, esplosivi, zigzaganti evocano proprio le note che escono con impeto da uno strumento a fiato, una tromba o un sax, ma queste note seguono un filo preciso, aspirano all’armonia, all’intimismo, all’idea di arte quale fonte di gioia, forza catartica. Così l’artista si affida alla memoria intesa non come nostalgia decadente ma come scoperta delle proprie radici
Glauco Manzoni
La melanconia, il senso di smarrimento e solitudine che comunicano le vedute urbane, è lo spaesamento dell'uomo immerso in un ambiente in cui non riesce più a riflettersi, fuori dal tempo. L'amata Vespa, che compare in molti dei suoi paesaggi urbani, è un punto di riferimento metaforico, un leitmotiv emozionale, calato in un'atmosfera di silenzioso movimento. Le automobili suggeriscono la presenza di abitanti senza volto né destinazione. Prevale in tutti i dipinti di Alfredo Pini un’idea di movimento, intesa non soltanto come azione ma anche come metafora di trasformazione inarrestabile di una società che cambia a ritmi frenetici. Allora ci si deve fermare a pensare, a meditare, l’uomo ha necessità di riappropriarsi del proprio tempo e dedicare spazio a se stesso, intervengono a questo punto nella pittura di Pini, come valida metafora a sottolineare questo concetto, i musicisti Jazz. Musicisti Jazz ritratti da un "Jazzista della pittura" (secondo la felice definizione del filosofo e musicista Sergio Rossoni) mentre suonano i loro strumenti. Opere, quindi, non soltanto ispirate dalla musica, ma capaci di raccontare e raccontarsi nella duplice veste emozionale legata sia alla musica in sé che al concetto intimista attribuitogli dall’artista. (Glauco Manzoni)